
di PAOLA MONDO (insegnante)
RIVOLI – Venerdì 30 novembre, in Via Piol, con alcuni colleghi e allievi della scuola media in cui lavoro, abbiamo fatto una piccola celebrazione in occasione della giornata mondiale contro la pena di morte.
I ragazzi avevano preparato con entusiasmo due canzoni, qualche lettera e dei cartelloni; gli allievi di seconda avevano scritto dei pensieri personali su cartoncini che hanno distribuito ai passanti, i più grandi di terza hanno invece fatto delle interviste.
Quello che hanno raccolto da chi passava per la via è stata per la stragrande maggioranza indifferenza, se non addirittura insofferenza.
Ho visto ragazzini speranzosi che inseguivano donne e uomini di ogni età per regalare il loro pensiero, ma questi scappavano di corsa, senza degnarli di uno sguardo;
Ho sentito un signore che alla domanda “le piace il nostro cartellone?” Ha risposto “no, io sono a favore della pena di morte, dovrebbero impiccarli tutti!” (salvo poi voltarsi ed entrare in chiesa…….);
Ho visto due signore distinte scansare con sgarbo una ragazzina che disturbava la loro passeggiata mattutina;
Ho ascoltato una di quelle due signore scagliarsi contro di me dandomi della maleducata davanti ai ragazzi, perché offesa del fatto che io avessi semplicemente detto “lasciate stare le due signore, non hanno voglia “ (si saranno sentite in difetto e quindi obbligate a difendersi?).
Ho visto una collega consolare un’allieva che aveva trovato il cartoncino con il suo pensiero accartocciato e buttato per terra qualche metro più avanti dal passante a cui l’aveva regalato;
Ho visto tanti volti delusi di ragazzini che speravano che qualcuno si sarebbe fermato ad ascoltare quello che avevano preparato.
Ma davvero questa è la società in cui vogliamo vivere?
Fatta di indifferenza, insofferenza, incapacità di fermarsi ad ascoltare, di uomini e donne impegnati a camminare a passo spedito, guardando per terra e fuggendo qualsiasi richiesta di contatto, anche se proviene da un ragazzino?
Ai miei allievi ho risposto che come insegnanti ci impegniamo ogni giorno ad aiutarli perché possano diventare uomini e donne migliori di quelli che hanno incontrato questa mattina. Perché loro saranno la società di domani, perché spero che torni la voglia di sorridere, di amare, di alzare lo sguardo da terra e guardare di nuovo il mondo con fiducia.