BRUINO, LETTERA DEI GENITORI: “DOPO UN ANNO, SCUOLE DI NUOVO CHIUSE”

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Servizio fotografico per cartellina presentazione lavori, dei lavori eseguiti e dei cantieri in corso per il Gruppo Tecnoimprese

Al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio

Per conoscenza

Assessore all’Istruzione della Regione Piemonte Elena Chiorino
Sindaco Metropolitano Chiara Appendino
Consigliere Delegato all’Istruzione della Città Metropolitana di Torino Barbara Azzarà

Gentilissimo, siamo parte di quel gruppo di cittadini che ha fornito ai nostri figli ogni qualsivoglia strumento il Ministro ci abbia richiesto per far riaprire le scuole in sicurezza, per garantire un diritto costituzionale ai nostri figli, ed oggi, dopo averci garantito che la scuola non sarebbe stata chiusa, si ritrova nella stessa situazione di un anno fa, come se questa prima fase di pandemia non ci abbia insegnato nulla.

Per tali ragioni, abbiamo deciso interpellare direttamente le istituzioni, rivolgendoci al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Ministri del governo, ai Presidenti delle Regioni e ai Dirigenti scolastici.

Consapevoli della necessità di misure per contenere l’epidemia e ridurre i contagi, sosteniamo che sia essenziale, per il presente e il futuro del Paese, adottare provvedimenti in grado di tutelare il diritto alla salute insieme al diritto all’istruzione.

È questa la scelta fatta dalla grande maggioranza dei nostri partner europei, tra cui Francia, Germania, Olanda, Irlanda, Gran Bretagna, le cui misure di lockdown prevedono che servizi educativi per l’infanzia e scuole restino aperte.Invitiamo le istituzioni italiane a seguire questi esempi e richiamiamo al senso di responsabilità verso una materia così importante come la scuola, che non può essere liquidata come “settore improduttivo”, sminuendo l’importanza economica che ha l’istruzione e il suo valore per il futuro del Paese e di tutte le generazioni.

Invitiamo le istituzioni italiane a seguire questi esempi e richiamiamo al senso di responsabilità verso una materia così importante come la scuola, che non può essere liquidata come “settore improduttivo”, sminuendo l’importanza economica che ha l’istruzione e il suo valore per il futuro del Paese e di tutte le generazioni.

Sin dalla prima ondata dell’epidemia, è stato dato per scontato che i diritti dei minori siano quelli revocabili senza discussione né conseguenze. Ci opponiamo fermamente a questa logica.

È proprio mantenendo le scuole aperte che i diritti alla salute e all’istruzione potranno conciliarsi. E non solo, anche i diritti dei lavoratori e tutti di diritti che nella Costituzione la Repubblica si propone di salvaguardare. Nelle scuole sono stati applicati i protocolli sanitari più stringenti e più verificabili.

Le scuole aperte sono quelle che garantiscono il corretto uso dei dispositivi di sicurezza individuale per un’ampia parte della giornata; quelle che inducono comportamenti virtuosi attraverso un continuo autocontrollo; quelle che pertanto garantiscono un monitoraggio di massa e infine il tracciamento di casi sospetti e contagi, che altrimenti sfuggirebbero a ogni controllo.

Le scuole sono già un presidio per la prevenzione e non ci riferiamo solo ai protocolli sanitari in vigore: è noto che oggi c’è una spiccata correlazione tra livello di istruzione e malattie, vale per il Covid come per le altre patologie che continuano a insidiarci; chi è istruito/a fa prevenzione e si cura meglio di chi non lo è.

Le scuole sono “salutari” da ogni punto di vista, e questa loro funzione può essere incrementata: non chiudendole, ma potenziando la medicina scolastica.

Inoltre la scuola, per la sua capillare distribuzione territoriale, può essere anche luogo di informazione, per trasferire le comunicazioni sanitarie a tutti, incluse le comunità straniere: attraverso circolari tradotte in arabo, in cinese, spagnolo, francese e inglese.

Infine, tra gli aspetti più importanti, le scuole aperte sono garanti contro la dispersione del tracciamento e contro la dispersione e l’abbandono scolastico.

Sappiamo che maestre, maestri, docenti, all’avvio del nuovo anno scolastico, si sono trovati a svolgere un massiccio lavoro di ri-alfabetizzazione e ri-scolarizzazione di bambini, bambini, ragazze e ragazzi che, tra febbraio e settembre, sono regrediti in competenze fondamentali. Le conseguenze di una nuova chiusura sarebbero catastrofiche, con una ulteriore “regressione” relazionale, culturale, di competenze basilari e di saperi.

La didattica a distanza ha dimostrato di mancare di quella componente essenziale che è la relazione con l’altro e tra pari, senza la quale il processo di costruzione della personalità dei bambini e degli adolescenti non si compie. È assodato infatti che l’isolamento personale e relazione prodotto dalla Dad è stato un moltiplicatore di disuguaglianze di ogni genere, sia sul piano umano che su quello didattico e culturale, penalizzando i più fragili: studenti con disabilità, bisogni educativi speciali, di origine straniera e vittime del disagio e della violenza in contesti familiari e sociali.

È nota la definizione di “salute” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: è uno “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale, e non semplice assenza di malattia”. Secondo il recente rapporto delle Nazioni Unite, presentato dalla direttrice del dipartimento salute mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, anche la salute mentale, non solo quella fisica, è a rischio a causa della pandemia di Coronavirus: l’isolamento amplifica paure e incertezze, con pesanti conseguenze psicologiche. La scuola è fondamentale anche per questo.

Infine, ma non ultimo per importanza, i danni sul piano didattico e formativo, che ci trasciniamo dalla perdita dello scorso anno scolastico, diventerebbero di portata inimmaginabile sia per i giovani del nostro Paese sia per tutti i settori indirettamente coinvolti, anche in un confronto con altri Paesi.

Chiediamo pertanto che le scelte di governo e regioni siano all’altezza di quelle dei principali partner europei: restiamo in Europa, non solo in termini monetari e finanziari, ma in materia di diritti e di rapporti tra Stato e cittadini e cittadine.

Chiediamo che siano tutelati i diritti di fasce della popolazione che hanno già pagato caro la crisi in corso, e a cui al momento garantiamo solo il ruolo di debitori perpetui.

Chiediamo che le scuole siano mantenute aperte, in presenza, in continuità, in totale sicurezza.

Chiediamo che le risorse siano indirizzate a tal scopo: potenziando finalmente i servizi scolastici in ogni territorio del Paese, facendone un presidio di salute e di istruzione; potenziando il trasporto pubblico necessario per lo spostamento di studenti e studentesse delle scuole superiori; potenziando la sanità, a tutela della generale salute pubblica.

La chiusura delle scuole sarebbe un fallimento di cui dovrete rendere conto di fronte a tutta l’Europa, a tutto il Paese e soprattutto alle giovani generazioni e a tutti noi e a voi stessi.

Le Famiglie della classe terza B del complesso “Alba Serena”
Istituto Comprensivo di Bruino

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