di PINO SCARFÒ
ALPIGNANO – “I quarantacinque lavoratori dell’ex azienda Dr Fischer di via Caselette continuano a essere seguiti dal Patto Territoriale Zona Ovest Torino e tredici di questi operano in varie attività a tempo determinato”; scrive sulla sua pagina Facebook il sindaco Gianni Da Ronco, evidenziando che per dodici dei trentadue lavoratori rimasti è iniziato un corso per acquisire il patentino da carrellista, attivato dal Centro per l’Impiego di Rivoli. “La chiusura dell’azienda è ancora una ferita aperta per la nostra città, ma il progetto che si sta svolgendo con il Patto Territoriale è sicuramente un piccolo ma importante risultato”; dichiara Da Ronco.
Il funzionario del Patto Territoriale, Rocco Ballacchino, spiega che i lavoratori che hanno accettato di essere seguiti dal Patto sono stati inseriti in un percorso di supporto attivo del lavoro, attraverso consulenze individuali e attività di gruppo sui loro profili “e per i trentadue lavoratori rimasti, stiamo presentando i loro curriculum alle aziende del territorio e alle agenzie interinali”. Inoltre, afferma che entro l’estate la Regione Piemonte dovrebbe attivare bandi con finanziamenti europei finalizzati a situazioni di crisi di questo tipo. Il sindacalista della Cgil, Umberto Radin, che rappresenta i lavoratori della Dr Fischer da diverso tempo, spiega che l’azienda è un’emanazione di Philips e sviluppava una produzione ormai obsoleta, producendo lampadine ad alto consumo che trovavano un mercato quasi esclusivamente nei Paesi emergenti come il Maghreb o i Paesi dell’Est, ma la proprietà decise di chiudere lo stabilimento di Alpignano trasferendo parte della produzione in Francia. E a dicembre dello scorso anno si stabilì un accordo tra azienda, sindacati e lavoratori, dichiarando la perdita totale di ogni attività e la messa in mobilità di tutti i dipendenti che ricevettero 20mila euro di buona uscita, soldi che non sono sufficienti per raggiungere nessun traguardo pensionistico. Un mese dopo la chiusura dello stabilimento, però, l’azienda riapre i battenti “con una ragione sociale diversa e personaggi che hanno legami con il dr. Fischer, quindi con Philips, assumendo dieci dipendenti della precedente gestione”; prosegue Radin, aggiungendo che le leggi non consentono di trovare facili scappatoie, portando la Cgil ad aprire una vertenza legale che discuterà nei prossimi giorni con il proprio avvocato. Il dr. Fischer era un dipendente della Philips che, quando lo stabilimento di Alpignano giunse alla chiusura, ne acquisì la produzione che allora veniva considerata di nicchia ma molto obsoleta; nonostante i dipendenti chiedessero da anni investimenti per rimodernare l’azienda. Oggi la fabbrica ha un altro nome, prosegue con la costruzione delle lampadine e il numero dei dipendenti è inferiore a quindici. Un numero esiguo di lavoratori rispetto alla precedente gestione che non prevede alcune tutele che prima erano in vigore. “Gli ex dipendenti si stanno rendendo conto di essere stati presi in giro”; chiosa Radin, e chiarisce che il Patto territoriale può soltanto accompagnare i lavoratori che hanno perso il lavoro in operazioni di riqualificazione, come sta accadendo a dodici di loro che oggi frequentano il corso da carrellista, quindi non potrà mai essere una garanzia per il loro futuro.